
Speed reading: leggere velocemente è davvero utile?
Ogni tanto può capitare di ritrovarsi per le mani volantini, brochure o annunci online che presentano slogan come “Impara a leggere 1000-2000-3000 parole al minuto ed apprendi velocemente” o frasi analoghe. Alcuni corsi particolarmente strutturati dichiarano addirittura cifre come 25.000 parole al minuto. Il tutto mantenendo la comprensione del testo se non, addirittura, migliorandola. Sicuramente sono offerte allettanti, peccato che – da un punto di vista strettamente scientifico – siano assolutamente false. Questa è infatti la conclusione a cui è arrivato uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Psychological Science in the Public Interest a firma di Keith Rayner e del suo team (Elizabeth Schotter, Michael Masson, Mary Potter e Rebecca Treiman). Questi ricercatori hanno scandagliato attentamente anni di dati sperimentali sul funzionamento della vista e della capacità cognitiva durante la lettura, confrontandoli poi con le tecniche insegnate nei corsi sullo speed reading. La conclusione a cui sono arrivati è chiara, non esiste alcuna evidenza concreta e misurabile che una persona sia in grado di raddoppiare o triplicare la propria velocità di lettura mantenendo o migliorando lo stesso livello di comprensione garantito dalla lettura a velocità normale. Per comprendere il perché siano arrivati a questa conclusione, occorre analizzare ciò che fa l’occhio umano durante la lettura.

L’occhio non si muove fluidamente, ma salta
Durante la lettura, l’occhio non si muove in modo regolare lungo la riga di testo, come intuitivamente si potrebbe pensare, ma effettua un movimento c.d. a saccadi, piccoli balzi rapidissimi, intervallati da momenti di pausa chiamati fissazioni, della durata di un quarto di secondo ognuno. Proprio nel corso di queste fissazioni, ad occhio fermo dunque, il cervello estrae le informazioni visive dal testo, attività che invece resta sospesa durante il movimento saccadico. Già questo basterebbe a confutare una delle promesse più comuni dello speed reading, vale a dire l’allenamento della visione periferica a fotografare un’intera riga o pagina in un unico colpo d’occhio. Infatti, il campo visivo umano è dotato di una zona ad alta acuità, la fovea, che copre un’area molto piccola, pari all’incirca ad una-due parole per volta, avendo sempre in considerazione un testo scritto come riferimento. Al di fuori della fovea, la visione crolla rapidamente. Ogni studio sullo span percettivo, ossia sulla quantità di informazioni che si possono ottenere durante una singola fissazione, ha confermato che non si riceve alcuna informazione utile dalle righe superiori ed inferiori rispetto a quella dove si è puntato lo sguardo, ribadendo dunque che il raggio operativo del campo visivo sia di fatto molto più ristretto di quanto vogliano dichiarare i corsi di lettura veloce. Pertanto, leggere una pagina intera con un solo sguardo non è un segreto celato dietro l’apprendimento di una qualche tecnica avanzata; semplicemente è qualcosa che il team occhio-cervello umano non è in grado di fare.

Il trucco della lettura veloce con presentazione a parola singola
Alcune tecniche di speed reading, utilizzate su app a tema, si basano su una tecnica conosciuta come Rapid Serial Visual Presentation o RSVP, che prevede che venga mostrata una parola alla volta sempre nello stesso punto dello schermo a ritmo crescente, così da non dover più spostare l’occhio ed eliminare così il tempo che verrebbe utilizzato per questo movimento. In realtà, però, quel tipo di movimento non è tempo perso, ma è parte del processo di comprensione. Secondo i dati raccolti dai ricercatori, a velocità elevate la comprensione cala, in modo proporzionale all’aumento di velocità, né esiste una sorta di fenomeno di adattamento del cervello, in funzione del quale l’organo recupererebbe la comprensione perduta. Pertanto, non è che l’RSVP garantisca una capacità di lettura più efficiente, semplicemente crea una sorta di compromesso tra velocità e comprensione, che però garantisce un risultato finale in termini cognitivi meno favorevole rispetto a quello a cui il lettore arriverebbe da solo leggendo in modo naturale.

Non ignorare la “vocina” nella testa
Un’altra cosa che i corsi di speed-reading suggeriscono di fare è l’eliminazione della subvocalizzazione, ossia quella voce interna che pronuncia le parole nella mente mentre le leggiamo, spesso accompagnata da micromovimenti della laringe. Secondo i guru dello speed-reading si tratterebbe di un retaggio infantile legato alle prime fasi di insegnamento ed educazione alla lettura, quando veniva chiesto al bambino di leggere ad alta voce, che deve essere eliminato per guadagnare velocità. La scienza però sostiene una tesi esattamente opposta, in quanto la subvocalizzazione sarebbe tutt’altro che inutile, ma svolgerebbe una funzione importantissima nel processo di comprensione, contribuendo ad integrare le idee nei testi complessi. Tutti gli esperimenti effettuati per misurare gli effetti della sua soppressione hanno dimostrato un peggioramento della comprensione anziché un miglioramento. Inoltre è stato dimostrato che pur leggendo attraverso la RSVP ad un ritmo molto elevato, sulle 720 parole al minuto, la subvocalizzazione resta attiva e la mente continua a generare rappresentazioni basate sul suono delle parole, per cui eliminarla danneggerebbe la comprensione del testo molto di più del vantaggio generato dall’aumento di velocità.

Qual è la velocità di lettura normale e come può essere migliorata realisticamente
Un lettore adulto legge, prendendo in esame un testo di difficoltà media, tra le 200 e le 300 parole al minuto, secondo le stime registrate da Rayner e dal suo team. Si tratta di un intervallo numerico stabile e che ha un fondamento concreto, in quanto riflette il tempo minimo necessario affinché il riconoscimento delle parole, l’accesso mnemonico al loro significato e la loro integrazione sintattica avvengano correttamente durante ogni fase di fissazione. Numeri che possono essere migliorati, con la pratica e l’esperienza; i lettori “regolari” e dunque più abili sono portati ad effettuare fissazioni leggermente più brevi, le saccadi tendono ad essere più efficienti e le regressioni – i movimenti di testa ed occhio “all’indietro” del testo per rileggere un passaggio, un paragrafo o un capoverso – vengono fatte con minore frequenza. In questo modo si ottiene sicuramente un guadagno ed un miglioramento in termini di velocità di lettura, nell’ordine percentuale, rispetto allo standard normale, del 10-20%. Valori nettamente inferiori, ma misurabili, rispetto agli sbandierati 200-300% promessi da alcune tecniche in commercio.

Qual è la reale utilità dello speed reading?
Dai risultati maturati dalla ricerca scientifica abbiamo dunque appreso un dato concreto ed inequivocabile, ossia che esiste una sorta di bilanciamento tra velocità di lettura e comprensione, che nessuna tecnica miracolosa è in grado di bypassare o eliminare. Ma questo non vuol dire che la lettura veloce sia una totale menzogna. Infatti, le tecniche di speed reading fanno effettuare al lettore un passaggio dalla lettura profonda al c.d. skimming, ossia la lettura orientativa e strategica, che funziona scorrendo velocemente con gli occhi la pagina senza leggere tutte le parole ma cogliendo solo l’idea generale, i concetti chiave, il tono del discorso. Questa è una tecnica del tutto legittima e razionale, se viene utilizzata per sondare un testo, per verificare che contenga le informazioni ricercate, per scremare i contenuti prima di scegliere quelli da approfondire. Lo skimming diventa un problema quando viene proposto o “venduto” come un superpotere della lettura, con il quale si può leggere un romanzo complesso alla velocità di 1000 parole al minuto mantenendo una comprensione elevata, un promessa vuota che non trova alcun fondamento nei dati scientifici.

Non leggere più velocemente, ma riprendere il filo più velocemente
La questione relativa alla velocità di lettura è strettamente connessa a quella riguardante in cui il cervello archivia il contenuto del testo, quindi la segmentazione per eventi ed il modo in cui dimentica determinati elementi (guarda i link in basso per leggere gli articoli di riferimento). Il principio che ne consegue è che la comprensione narrativa profonda ha bisogno di tempo di elaborazione cognitiva che nessuna tecnica può comprimere al di sotto di una certa soglia senza determinare una perdita di informazioni. Non si tratta di un limite superabile con l’allenamento o la concentrazione, è un limite strutturale del sistema visivo e cognitivo dell’essere umano. La domanda che un lettore deve allora porsi è perché legge quel libro; se si legge con l’intenzione di ricordare la storia, di farsi trasportare emotivamente, di riflettere sul contenuto, di lasciarsi anche cambiare da essa, allora non bisogna tentare di comprimere il tempo di lettura, ma di utilizzare nel modo migliore possibile il tempo di cui il cervello ha bisogno. Il lettore dovrebbe preoccuparsi non di ridurre il tempo di lettura, ma di rendere più efficiente la ripresa tra una sessione e l’altra, attraverso, per esempio, la ricostruzione del modello di evento interrotto, il tenere vivide e salde le relazioni tra personaggi, la riduzione dello sforzo di riconnessione quando si riapre il libro. Tutte attività che attraverso Fabulè diventano semplici ed immediate, riducendo così non i tempi di lettura ma i tempi di rientro nella storia. Un vantaggio non da poco, in termini di tempo e soprattutto di stress. Si tratta semplicemente di spostare leggermente il punto di vista rispetto alle promesse dello speed reading: non leggere di più nello stesso lasso di tempo, ma sprecare meno tempo di lettura in ricostruzioni inefficaci del filo della storia.
Può essere davvero possibile raddoppiare o addirittura triplicare la velocità di lettura, come promettono alcuni corsi di speed reading, mantenendo o addirittura rafforzando la comprensione di un testo?
No, non esistono prove scientifiche a riguardo ed anzi, tutti i test condotti dimostrano che si tratta di valori non realistici, in quanto maggiore è la velocità di lettura, minore è la comprensione.
La visione periferica può aiutare ad incrementare la velocità di lettura?
No, perché non può mai sostituire la visione foveale, che è molto limitata (una-due parole, non una pagina intera).
Può essere utile eliminare la subvocalizzazione?
No, in quanto non si tratta di un difetto o di un retaggio dell’infanzia, ma al contrario aiuta la comprensione di testi complessi.
Qual è la velocità di lettura media di un lettore e come può essere realisticamente migliorata?
La velocità media è di circa 200-300 parole al minuto e può essere migliorata, nei lettori abituali ed appassionati, con fissazioni più brevi e regressioni meno frequenti, con un incremento realistico di velocità nell’ordine del 10-20%.
Dunque lo speed reading è inutile?
No, se utilizzato nella lettura c.d. skimming può essere molto utile per fare una selezione di testi o per cercare velocemente informazioni ricercate.
Come si possono ottimizzare i tempi di lettura mantenendo alta la comprensione?
Non preoccupandosi del tempo effettivo di lettura ma ottimizzando i tempi di ripresa tra una sessione e l’altra, riducendo lo sforzo mnemonico per riprendere il filo della storia, anche attraverso strumenti utili come Fabulè.
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