Lettura e piacere: la scienza del trasporto narrativo

Lettura e piacere: la scienza del trasporto narrativo

Antonio D’Onofrio - - 5 min

Aggiornato il

Tutti hanno un libro preferito. Alcuni più di uno. Il motivo? Perché le storie raccontate in quei libri sono talmente assorbenti e coinvolgenti da far dimenticare tutto il resto, compreso lo scorrere del tempo. Tutto l’universo personale del lettore si comprime all’interno di quel volume, la storia lo “prende” talmente tanto da sviare la sua attenzione dal contesto reale in cui vive per trasferirla nel mondo della narrazione. Praticamente, il lettore non si limita più a leggere solo le parole sulla pagina, ma inizia a vivere mentalmente la storia, ossia si entra in quello che la scienza chiama trasporto narrativo.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

Cosa succede durante il trasporto narrativo?

Si tratta di uno stato c.d. “convergente”, vale a dire che attenzione, immaginazione ed emozioni si concentrano sugli eventi narrati. Non ci si limita ad apprendere una sequenza di eventi, ma chi legge costruisce progressivamente un modello mentale del mondo narrato nel volume: ad esempio, chi sono i personaggi, che cosa desiderano, quali rapporti li legano, dove si trovano e perché ciò che sta accadendo è importante. Più questo modello è coerente e stabile, più la storia viene seguita in modo fluido, immediato e naturale, senza il bisogno di dover interpretare razionalmente ogni singola informazione. Quali sono i segnali più comuni che dimostrano di essere entrati nel trasporto narrativo?

  1. l’attenzione è fortemente assorbita dalla storia;
  2. aumenta la difficoltà a lasciarsi distrarre da ciò che accade nel mondo “reale”;
  3. si formano costantemente immagini mentali vivide di ciò che viene letto;
  4. si prova empatia e coinvolgimento emotivo nei confronti dei personaggi;
  5. si perde consapevolezza dell’ambiente circostante e del tempo trascorso.
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Come funziona il trasporto narrativo?

Il trasporto narrativo non è necessariamente immediato: per entrare in una storia, il lettore deve costruire progressivamente un modello mentale composto da personaggi, ambientazioni, obiettivi, conflitti, relazioni causali e regole implicite. Nelle prime pagine di un romanzo, questo lavoro può essere particolarmente impegnativo, poiché i nomi non sono ancora familiari, le relazioni tra i personaggi non sono stabili nella memoria, gli eventi non hanno ancora formato una struttura coerente, molte informazioni sembrano isolate perché non ancora non si sa quali tra loro assumeranno particolare rilevanza. In questa fase il costo cognitivo può essere elevato, mentre la ricompensa narrativa non si è ancora manifestata pienamente. Con il procedere della lettura, però, il modello mentale diventa man mano più ricco, i personaggi sono più facili da riconoscere, le loro azioni diventano prevedibili e ogni nuovo evento può essere collegato a quanto è stato già appreso. La storia richiede quindi meno ricostruzione consapevole e può assorbire più facilmente l’attenzione. Si parla, in senso metaforico, di una soglia – o costo – di ingresso: non un punto universale o misurabile uguale per tutti, ma una fase iniziale durante la quale il lettore deve investire abbastanza attenzione da rendere il mondo narrativo stabile e accessibile.

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Trasporto narrativo e “*flow*”: differenze e similitudini

Apparentemente, il trasporto narrativo potrebbe essere associato al “flow”, lo stato di concentrazione descritto dallo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi, ma i due concetti in realtà presentano differenze sostanziali. Il flow può emergere in molte attività — programmare, suonare, dipingere, praticare uno sport — ed è generalmente associato a un equilibrio tra la difficoltà del compito e le capacità di chi lo svolge. Il trasporto narrativo invece è specificamente legato all’ingresso psicologico in un mondo narrativo. Non richiede necessariamente una prestazione, un’azione o una sfida progressiva: può avvenire semplicemente leggendo un romanzo, ascoltando un racconto o guardando un film. Anche la lettura può produrre un flow, ma non tutte le esperienze di trasporto narrativo sottintendono la necessità di una sfida cognitiva. Detto in modo più semplice, la lettura può essere svolta per puro piacere, non solo per assolvere un compito o portare a termine un obiettivo.

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Perché, dunque, immergersi in una storia coinvolgente è piacevole?

Non esiste un meccanismo univoco che sia responsabile del piacere di una buona lettura; esistono, invece, alcune attività di natura psicologica che contribuiscono alla “formazione” del piacere:

  1. Vivere esperienze in un contesto protetto: una buona storia permette di attraversare situazioni, relazioni e conflitti senza subirne direttamente le conseguenze materiali. Si possono sperimentare paura, perdita, rischio, amore, fallimento o lutto restando all’interno di un contesto protetto. Questo spiega perché persino le storie tristi possano risultare piacevoli o significative, in quanto la sofferenza narrativa non è necessariamente gradevole in sé, ma può diventare significativa perché viene osservata da una distanza che permetta al lettore di elaborarla. In questi casi non si parla di un piacere immediato o leggero, ma del c.d. piacere “eudaimonico”, che ha una natura più profonda ed è legato alla riflessione, alla comprensione ed alla sensazione di aver vissuto qualcosa di emotivamente importante;

  2. Ampliare il proprio punto di vista: le storie, attraverso una temporanea identificazione del lettore con i personaggi ed i loro obiettivi, lo pongono di fronte a prospettive diverse dalla propria, permettendogli di osservare la realtà da altre posizioni sociali, culturali, morali ed emotive. Il piacere può nascere proprio da questa espansione temporanea del sé: per qualche tempo si può pensare, desiderare e percepire attraverso una coscienza diversa dalla propria. Il trasporto narrativo può facilitare questo processo, ma non coincide con esso, in quanto immergersi in una storia ed identificarsi con un personaggio sono fenomeni del tutto distinti, sebbene collegati;

  3. Sentirsi parte di un contesto sociale: personaggi, famiglie, gruppi e comunità narrative possono offrire una forma temporanea di connessione sociale: in una saga o serie, i personaggi possono diventare familiari, si imparano a riconoscerne i comportamenti, se ne prevedono le reazioni e si comprendono le diverse dinamiche interne al contesto specifico. Questa forma di connessione non sostituisce le relazioni reali, ma il legame con determinati personaggi e mondi narrativi può soddisfare parzialmente il bisogno di appartenenza o attenuare temporaneamente la sensazione di solitudine. Per questo motivo, il ritorno ad un universo narrativo conosciuto può essere percepito come il ritorno ad un luogo familiare;

  4. Interrompere temporaneamente i pensieri autoreferenziali: quando una storia assorbe gran parte dell’attenzione disponibile, rimangono meno risorse cognitive per preoccupazioni, pensieri ripetitivi e ruminazione. Pertanto, la lettura può dunque offrire una pausa temporanea dal dialogo interno quotidiano. Questo è uno dei possibili modi in cui la narrativa contribuisce alla regolazione emotiva, ma non è l’unico, in quanto leggere una storia può aiutare il lettore anche attraverso la reinterpretazione delle esperienze, il confronto con i personaggi, la distanza psicologica o la possibilità di dare una forma comprensibile a emozioni difficili.

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La persuasione narrativa

Un’altra delle caratteristiche più importanti di una buona storia è la sua capacità di influenzare credenze, atteggiamenti e intenzioni, perché quando una persona è profondamente trasportata all’interno di una narrazione, tende a contro-argomentare meno, non perché perda ogni capacità critica, ma perché valutare criticamente il testo dall’esterno in modo continuativo provocherebbe la rottura dell’immersione. Durante la lettura, l’attenzione è orientata soprattutto alla comprensione degli eventi ed al loro significato nel mondo narrativo; per questo motivo, idee e valutazioni incorporate nella storia possono essere accolte con minore resistenza rispetto a quelle presentate in un messaggio esplicitamente argomentativo. Il trasporto narrativo è uno dei processi più rilevanti nell’ambito della persuasione narrativa. Chi entra maggiormente nella storia tende ad adottare più facilmente atteggiamenti, valutazioni o intenzioni coerenti con essa. Naturalmente l’effetto persuasivo è variabile e non dipende esclusivamente dal trasporto, in quanto non solo può variare a seconda del medium, del tema, delle caratteristiche del pubblico, della struttura della narrazione e del tipo di risultato misurato, ma è influenzato anche da altri elementi quali l’identificazione del lettore, il coinvolgimento emotivo, la credibilità percepita e la qualità delle argomentazioni.

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La “*fine*” del piacere: che cosa accade quando la lettura viene interrotta?

Un’interruzione non cancella automaticamente ciò che abbiamo letto. Spesso siamo in grado di recuperare il filo rileggendo alcune righe, riconoscendo un personaggio o riattivando il contesto. La comprensione può rimanere buona, ma la ripresa richiede tempo e risorse cognitive. Dopo una pausa, il lettore può dover ricordare:

  1. chi sono i personaggi coinvolti;
  2. quali relazioni li legano;
  3. dove avviene l’azione;
  4. quali conflitti sono ancora aperti;
  5. che cosa sa ogni personaggio;
  6. perché un particolare evento è significativo.

Ogni ripresa della lettura può richiedere una fase di riattivazione; più il libro è complesso e più la pausa è lunga, maggiore può essere il costo della riattivazione. Questo costo non dipende soltanto dalla memoria del singolo lettore, ma anche dal numero di personaggi, dalla densità delle sottotrame, dai cambi del punto di vista e dalla quantità di tempo trascorsa dall’ultima sessione. Se questa fase occupa gran parte del tempo disponibile, il lettore rischia di interrompere nuovamente la lettura proprio prima che la storia torni a essere nuovamente fluida e coinvolgente. Il problema, quindi, non non riguarda solo quanto tempo si dedichi alla lettura, ma anche quanta parte di quel tempo viene impiegata per ritrovare il contesto. Il piacere della lettura non è necessariamente distribuito in modo uniforme lungo tutto il libro, spesso cresce man mano che il mondo narrativo diventa familiare, coerente ed immediatamente accessibile. Per questo una lettura molto frammentata può diventare faticosa e frustrante: non perché il piacere sia scomparso, ma perché il lettore deve sostenere ripetutamente il costo necessario per raggiungerlo. Da questo punto di vista, l’aiuto di un assistente come Fabulè non significa semplificare il libro o sostituire l’esperienza della lettura, ma semplicemente ridurre il costo cognitivo della ripresa. Attraverso la ricostruzione del filo narrativo fino al punto in cui si è fermata la lettura, Fabulè permette al lettore di recuperare rapidamente:

  1. i personaggi già incontrati;
  2. le relazioni tra loro;
  3. gli eventi già avvenuti;
  4. le sottotrame ancora aperte;
  5. il punto esatto in cui la storia era stata interrotta;
  6. le informazioni pertinenti, senza anticipare mai ciò che accadrà dopo.

L’obiettivo non è leggere al posto del lettore, ma aiutarlo a ritrovare il mondo narrativo che aveva lasciato, così che possa tornare più rapidamente al motivo per cui aveva iniziato: il piacere di essere trasportato altrove.

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