
Perdere il filo della trama: cosa succede nel cervello?
Nell’articolo pubblicato la scorsa settimana (per leggerlo clicca sul link in basso) abbiamo analizzato perché il cervello umano dimentica un libro ed abbiamo appreso che questo fenomeno dipende dalle sue stesse modalità di funzionamento, in quanto opera una sorta di compressione, scartando i dettagli (verbatim) e mantenendo il senso (gist). Perché allora a volte è faticoso anche ricordare l’essenziale – chi era il personaggio, cosa voleva, cosa stava accadendo nella scena – proprio in relazione al punto in cui abbiamo interrotto la lettura?
La risposta ci viene data da un’altra ricerca scientifica, sviluppata dallo psicologo cognitivo americano Jeffrey Zacks e dal suo team di ricerca, che spiega con estrema precisione quello che accade nella mente quando si leggono romanzi lunghi e complessi, pubblicata con il nome di Event Segmentation Theory, o EST.

Il cervello non legge un flusso ma una sequenza di eventi
Il principio alla base della EST è incredibilmente semplice: quando si legge un romanzo, il cervello non riceve un flusso continuo di informazioni ma le “spezza”, a livello inconscio, in unità più piccole chiamate “eventi”. Trattandosi di un’attività inconscia, non è una scelta consapevole e volontaria del lettore, ma è un vero e proprio bias induttivo del processo cognitivo umano. Una sorta di impostazione di fabbrica, potremmo definirla.
Per tenere insieme un evento in corso, durante la lettura, la mente costruisce quello che viene definito “modello di evento” o “modello situazionale”, ossia una rappresentazione mentale attiva ed aggiornata in tempo reale che viene organizzata attorno a cinque elementi cardine che vengono monitorati costantemente e simultaneamente durante la lettura:
- Chi: il protagonista o il soggetto agente in quel dato momento;
- Cosa vuole: l’obiettivo del personaggio;
- Quando: la collocazione temporale;
- Dove: la collocazione spaziale;
- Perché: il nesso causale che collega un’azione alla successiva.
Finché ciò che leggiamo è lineare e conferma le nostre aspettative, il modello rimane stabile e la lettura scorre fluida, in quanto il nostro sistema cognitivo è intrinsecamente predittivo, cioè non si limita a registrare ciò che accade mentre legge, ma cerca di anticiparlo.

Cosa accade quando la scena cambia
Il discorso cambia quando il modello predittivo viene meno, ossia quando succede qualcosa che “rompe” la linearità del flusso narrativo (ad esempio, cambia il personaggio agente, avviene un salto temporale, muta l’obiettivo del protagonista); in quel momento, si genera un picco di errore predittivo, un segnale che il cervello interpreta come un “confine di evento”: questo comporta dei picchi di attivazione transitori nei lobi temporali e frontali (le aree del cervello connesse alla pianificazione ed all’elaborazione temporale), come se il cervello, invece che leggere una frase su un libro, stesse realmente assistendo ad un cambio di scena dal vivo. Pertanto, in corrispondenza di quel “confine”, il processo di elaborazione cognitiva del cervello archivia l’evento appena concluso e ne apre uno nuovo, in pratica effettuando un’azione di “pulizia” della memoria per quello che verrà letto dopo. Questo processo non è limitato solo alla lettura ma ha un’applicazione generale, tanto da spiegare il cosiddetto “effetto porta” che tutti noi abbiamo sperimentato nella vita, ossia l’entrare in una stanza e non ricordarci più il motivo per cui siamo andati lì; attraversare una soglia, fisica o narrativa che sia, rende immediatamente meno accessibili i dettagli della situazione appena conclusa o lasciata alle spalle, che si tratti delle stanze di una casa o dei capitoli di un romanzo.

La gerarchia degli eventi
Questa suddivisione per “eventi” può avvenire contemporaneamente su più livelli temporali, che sono organizzati gerarchicamente: tanti micro-eventi (es. aprire una finestra, prendere un bicchiere, salutare un personaggio) si collocano all’interno di macro-eventi più articolati (ad es. la cena a casa di un personaggio). Questo tipo di struttura permette al lettore di non perdere il quadro generale della trama mentre “vive” il dettaglio di ogni singola scena. La capacità del cervello di suddividere gli eventi che compongono una storia in modo gerarchico e non disorganizzato è strettamente connessa alla memoria della sequenza degli eventi ed alla comprensione della trama, ragion per cui non tutti i lettori suddividono in eventi allo stesso modo, ma si tratta di un’attività cerebrale di natura strettamente individuale, che può assumere connotati differenti a seconda del soggetto che legge.

Perché è difficile riprendere il filo dopo una pausa
La EST risponde dunque ad una domanda specifica, diversa dalla generica “perché ho dimenticato il libro”, ossia perché, nel riprendere un libro dopo una pausa, pur ricordando il “gist” generale (di cosa parla, quali sono i personaggi principali, ecc.), non si riesce a “riagganciare” il filo della lettura nel punto esatto in cui era stata interrotta. La risposta consiste nel fatto che, quando si interrompe la lettura, il modello di evento attivo si spegne, mentre il gist, che vive nella memoria a lungo termine in modo compresso, sopravvive. Ma il filo narrativo, quello che ci permette di ricordare chi era in scena al momento dell’interruzione, qual era il suo obiettivo, cosa era appena accaduto, si trovava all’interno della memoria operativa, cioè quella che si è spenta ed azzerata. Ricostruire il filo richiede uno sforzo cognitivo importante ed è proprio per questo motivo che riprendere un libro dopo giorni di pausa è faticoso e frustrante; non è più un semplice “non ricordare la trama”, è un problema di ripristino della memoria locale. Di conseguenza, se per il recupero del gist metodi quali recupero attivo, rielaborazione mentale, parlare del libro, porsi domande a distanza di tempo sono tutti assolutamente efficaci, contro la perdita del modello di evento locale è necessaria un’attività più specifica, ossia la ricostruzione mirata dei cinque elementi cardine prima enunciati (chi, cosa vuole, quando, dove, perché) esattamente nel punto in cui la lettura si è interrotta.

Il rischio dell’iper-frammentazione
In questi casi, la tentazione più comune è cercare un riassunto online per tentare di recuperare il filo, ma è un escamotage che rischia di ritorcersi contro il lettore. Oltre al rischio di spoiler, sempre dietro l’angolo, recuperare un elenco di fatti sconnessi, privi della struttura gerarchica che il cervello si aspetta, rischia di produrre un sovraccarico da iper-frammentazione, per cui invece di riuscire a ricomporre un modello di evento coerente, il lettore si ritrova con frammenti isolati che non si aggregano in nulla. In realtà la memoria narrativa non ha bisogno di più informazioni, ha invece bisogno che le informazioni necessarie siano strutturate secondo la stessa logica gerarchica – micro-eventi dentro macro-eventi – con cui il cervello le aveva organizzate la prima volta. Pertanto, qualsiasi strumento che possa andare in aiuto del lettore non deve limitarsi solo a riassumere di cosa parla il libro, ma dovrebbe rispondere ad una domanda molto più utile e precisa: “in che punto esatto del modello di evento si trovava il lettore quando ha interrotto la lettura?”. Questa domanda è esattamente alla base della logica su cui si fonda la memoria storica di Fabulè, che non offre mai un riassunto piatto ma ricostruisce in forma mirata le cinque coordinate della EST nel punto preciso in cui la lettura si è interrotta, unitamente a mappe relazionali ed ai profili dei personaggi aggiornati fino al punto raggiunto nella lettura, così da tenere salda la base cognitiva su cui si regge l’intera gerarchia degli eventi.
In conclusione, dimenticare un libro consiste in due fenomeni distinti che si sovrappongono, l’oblio lento e progressivo del contenuto (affrontato nel precedente articolo) e la perdita rapida dello stato situazionale locale ogni volta che si chiude un libro. Chiedersi e capire quale dei due fenomeni stia bloccando la lettura – “non ricordo la storia” contro “non ricordo dove ero rimasto” – è il primo passo per scegliere gli strumenti corretti (o porre a Fabulè le domande giuste) per risolvere il problema.
Qual è il principio alla base della teoria EST?
Secondo l’EST, quando si legge il cervello non riceve un flusso continuo di informazioni ma le spezza in unità coerenti più piccole chiamate eventi.
Da cosa è costituito un modello di evento?
Da 5 elementi cardine, che insieme costituiscono gli elementi fondamentali dell’evento stesso: chi, cosa vuole, quando, dove, perché.
Cosa accade quando cambia la scena?
Quando accade qualcosa che rompe la linearità del flusso narrativo, il c.d. confine dell’evento, il cervello archivia quell’evento come appena concluso e ne apre uno nuovo, ripulendo la memoria.
Come sono organizzati gli eventi?
In forma gerarchica: tanti micro-eventi formano tra loro un macro-evento, secondo una suddivisione organizzata ma strettamente individuale in relazione al soggetto che legge.
Perché è difficile ritrovare il filo della trama?
Perché il filo narrativo si trova all’interno della memoria operativa, quella che si spegne e si azzera al termine di una sessione di lettura. Ricostituire il filo richiede uno sforzo cognitivo importante ed è per questo che riprendere un libro dopo una lunga pausa a volte può essere frustrante; è perciò necessario imparare ad operare un recupero dei 5 elementi cardine al momento dell’interruzione della lettura.
Come si può ritrovare il filo di un libro dopo una pausa?
Per ricostruire il filo della lettura è utile recuperare le cinque coordinate dell'evento in cui ci si è fermati: chi era in scena, cosa voleva, quando e dove si svolgeva la scena e perché l'evento era importante. Questo permette di ricostruire il modello situazionale locale senza dover ripercorrere l'intero libro.
Perché un riassunto online può non aiutare a riprendere un libro?
Perché un riassunto può fornire molte informazioni senza ricostruire la struttura degli eventi nel punto esatto in cui la lettura è stata interrotta. Il rischio è creare ulteriore frammentazione e, soprattutto, incorrere in spoiler. Per recuperare il filo narrativo servono invece le informazioni pertinenti e organizzate secondo la struttura dell'evento.
Cosa si intende per iper-frammentazione?
È il rischio che corre chi cerca di recuperare il filo prendendo informazioni altrove, in quanto invece di ricomporre un modello di evento coerente, rischia di ottenere solo una molteplicità di frammenti slegati tra di loro e non organizzati in modo gerarchico.
In che modo Fabulè può essere d’aiuto?
Fabulè può aiutare il lettore in quanto ricostruisce in modo mirato i 5 elementi cardine della EST, così come le relazioni e lo status dei personaggi, esistenti nel momento in cui si è interrotta la lettura, così da ricostituire in modo solido la base cognitiva su cui si fonda la gerarchia degli eventi.
Cosa si intende per “dimenticare un libro”?
Quest’espressione individua due fenomeni distinti, l’oblio lento e progressivo del contenuto (“non ricordo la storia”) e la rapida perdita dello stato situazionale locale ogni volta che si termina la sessione di lettura (“non ricordo dove ero rimasto”). Capire quale dei due fenomeni blocchi la ripresa della lettura è il primo passo per risolvere il problema.
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