Perché rileggiamo un libro che abbiamo già letto?

Perché rileggiamo un libro che abbiamo già letto?

Antonio D’Onofrio--5 min

Aggiornato il

Ognuno di noi, nella propria libreria, ha un libro (a volte anche più di uno) che ha letto più di una volta. Sappiamo perfettamente cosa succede, cosa succede a chi, cosa ci emoziona, cosa ci fa ridere, cosa ci tiene sulle spine. Eppure, nonostante abbiamo una pila di libri ancora da leggere, può capitare di riprendere, ancora una volta, proprio quel libro. Se ragioniamo per pura logica, è un comportamento strano: se leggere apre una finestra mentale su qualcosa di nuovo, rileggere qualcosa che ben conosciamo appare come una perdita di tempo. Se una storia nuova rappresenta una sorpresa da scoprire, un finale già conosciuto annulla l’effetto sorpresa. Secondo la psicologia, però, rileggere non è sinonimo di leggere di nuovo la stessa cosa, ma è un’attività del tutto diversa, con le sue regole, le sue emozioni, il suo piacere.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

Il ritorno ad un luogo sicuro

Secondo uno studio del 2012, portato avanti dai docenti di marketing Cristel Russell e Sidney Levy sul Journal of Consumer Research, rileggere un libro rientra in quello che loro definiscono riconsumo volontario (volitional reconsumption), ossia la scelta consapevole di rivivere un’esperienza già vissuta, che sia un libro, un film, una serie tv. Chi rilegge un libro già letto non lo fa per pigrizia o per mancanza di voglia di iniziare un nuovo libro, ma con un obiettivo preciso, poiché sceglie quale libro riaprire, quando farlo, quali passaggi rileggere. Questo accade perché le persone tendono a preferire cose che già conoscono, secondo il principio della “mera esposizione” descritto dallo psicologo polacco Robert Zajonc già nel lontano 1968: più qualcosa è familiare, più diventa facile da elaborare e questa facilità viene percepita come piacevole. Un concetto che altri psicologi, tra cui Rolf Reber, hanno chiamato “fluenza di elaborazione”, sostenendo che l’esperienza soggettiva di facilità con cui la mente processa uno stimolo è un elemento del piacere estetico. Questa fluenza trova un habitat ideale nel mondo della lettura: un romanzo già noto non richiede una costruzione da zero del modello della storia, poiché i personaggi hanno già un’identità, il mondo una geografia, le vicende sono note. Quando abbiamo parlato del lavoro della mente durante la lettura di un romanzo, in modo particolare a proposito della segmentazione degli eventi, abbiamo appreso quanto lavoro cognitivo è necessario per costruire il modello di evento; quando rileggiamo, quel lavoro è già stato fatto e la mente è libera di scorrere anziché costruire.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

La differenza tra rilettura e spoiler

È del tutto ovvio che se si rilegge un libro si sa già cosa accade durante la trama. Ma questo non rientra nel concetto di spoiler, anzi, paradossalmente, è un bene. Nel corso di vari studi accademici sono stati fatti esperimenti su campioni di lettori divisi per gruppi, a cui veniva dato da leggere racconti di vari generi; ad alcuni veniva rivelato il finale in anticipo, ad altri no. I risultati sono stati discordanti: alcuni non si lamentavano per il finale rovinato dallo spoiler, anzi mostravano comunque un apprezzamento del racconto, perché potevano concentrarsi sul come grazie ad una maggiore facilità di elaborazione dei contenuti. In altri casi però l’effetto è stato diametralmente opposto, in quanto la rivelazione faceva perdere totalmente al lettore il godimento della complessità della storia, confermando l’assunto che gli spoiler riducano il piacere della lettura. Ma rileggere un libro ed uno spoiler non sono affatto la medesima cosa, perché mentre lo spoiler agisce nei confronti di chi non conosce il testo, chi rilegge possiede già non solo tutte le informazioni, ma anche l’esperienza emotiva vissuta la prima volta, che dunque non viene in alcun modo rovinata come accade quando si riceve un’anticipazione non gradita della trama.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

Il paradosso della suspense

Esaminiamo un caso particolare. Se rileggiamo un thriller sappiamo già chi è l’assassino, eppure, in certi momenti, il coinvolgimento e la tensione salgono comunque. Come è possibile? Si verifica quello che viene definito “paradosso della suspense”, un concetto studiato dallo psicologo Richard Gerrig e che, nel 1989, lo ha portato ad elaborare la teoria della c.d. “suspense anomala”; in pratica, mentre si legge una storia già conosciuta, la nostra mente non attinge costantemente a tutto ciò che sa, lasciando “spente” alcune parti già note, creando così una situazione tale che il lettore si ritrovi quasi a sperare che questa volta le vicende nel libro vadano in una direzione diversa. In pratica, secondo Gerrig, conoscere il finale non elimina l’incertezza sul prosieguo della storia, ma la sposta in avanti. Questa teoria non è l’unica: secondo alcuni ricercatori l’incertezza non sarebbe necessaria per il verificarsi della suspense, altri ritengono che quest’ultima possa dipendere dal coinvolgimento emotivo che si crea con i personaggi del romanzo o ancora dal il piacere dell’attesa di un momento noto particolare della trama. C’è però da tenere in considerazione, a prescindere dalle diverse teorie ed opinioni, un elemento importante: per rileggere mantenendo un residuo di sorpresa occorre che si verifichino due condizioni, ricordare il senso della storia ed aver dimenticato i dettagli, vale a dire – come già sappiamo – esattamente ciò che fa normalmente la nostra mente, conservando il gist e lasciando sfumare il verbatim. Se si riapre un libro dopo anni, non si rilegge una storia che si conosce a memoria; sicuramente la ricordiamo a grandi linee, permettendo al cervello di riempirsi di dettagli e sorprese minori. In questo senso, dimenticare i dettagli è ciò che rende possibile e piacevole la rilettura.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

Tornare ad un libro è tornare ad una versione passata di sé stessi

È importantissimo anche il contesto personale in cui si legge un libro. Un romanzo letto durante l’adolescenza non è solo una storia: è il pomeriggio in cui si è letto un passaggio particolarmente significativo, è la persona che si era in quel momento della vita, i desideri, i sogni, le persone con cui si è discusso di quel libro. Rileggere riporta alla memoria quei momenti e quelle sensazioni. Gli psicologi Margaret Kneuer, Jeffrey Green ed Athena Cairo hanno effettuato uno studio specifico su questo aspetto, pubblicato nel 2022 sul Journal of Social Psychology, su un campione di 274 partecipanti, divisi in tre categorie: alcuni dovevano rileggere un romanzo preferito, altri un romanzo nuovo di loro interesse, altri ancora degli articoli di giornale. Coloro che avevano riletto un proprio libro del cuore mostravano – alla fine dell’esperimento – una maggiore nostalgia ed un maggiore senso di connessione sociale rispetto agli altri due gruppi. Il dato sulla nostalgia è molto importante, in quanto non rappresenta un semplice rimpianto del passato, ma è associato ad un aumento del senso di continuità con sé stessi e del legame con gli altri.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

La sicurezza della rilettura

Inoltre, i lettori percepiscono la rilettura come un’esperienza sicura: conoscere quello che accadrà permette di affrontare nuovamente i passaggi emotivamente più difficili senza il timore del “dopo”, in quanto già si sa che il libro porterà il lettore fuori da quello stato emotivo. Questo non vuol dire che i lettori rifuggano dalle emozioni più forti, anzi spesso sono proprio i romanzi che veicolano gli stati d’animo più intensi quelli a cui si ritorna volentieri, perché conoscono l’identità di quel dolore e dunque sono in grado di affrontarlo.

Libruccello Fabulè accanto a un approfondimento di lettura senza spoiler

Rileggere apre la mente alle novità

Uno dei piaceri più comuni della rilettura è l’accorgersi di cose nuove, che la prima volta erano sfuggite, come, ad esempio, una frase passata inosservata e che invece celava un indizio tra le righe, un personaggio secondario che acquista un peso completamente diverso, una battuta le cui sfumature non erano state colte, dettagli ambientali su cui non si era prestata la giusta attenzione. Questo accade perché, nel momento in cui il filo della trama non assorbe più tutta l’attenzione, il lettore tende a concentrarsi sullo stile della scrittura, sulle connessioni, sulla struttura, sui singoli dettagli. In breve, si pone attenzione più sulla “sceneggiatura” che sulla “trama”. Non va poi trascurato l’aspetto soggettivo: tra la prima e la seconda volta in cui si legge lo stesso romanzo, il libro non cambia, ma il lettore sì. Per esempio, un racconto letto in giovane età che racconta la morte di un personaggio e come viene affrontata assume un significato totalmente diverso se viene riletto dopo un vero lutto, proprio perché non è il testo a cambiare, ma lo stato d’animo ed il punto di vista di chi lo sta rileggendo.

In conclusione, rileggere trasforma la lettura da un viaggio verso una destinazione sconosciuta al ritorno ad un luogo familiare. L’obiettivo non è più sapere cosa succederà o come andrà a finire una determinata situazione, ma è lo stare all’interno della storia in modo diverso, più consapevole, più attento, più intimo e più personale.

Che cos'è il riconsumo volontario quando si parla di libri?

Il riconsumo volontario è la scelta consapevole di rivivere un'esperienza culturale già vissuta in passato, come la lettura di un romanzo già noto. Questo concetto, definito dai ricercatori Cristel Russell e Sidney Levy, dimostra che riprendere un testo noto non dipende dalla pigrizia, ma da precisi obiettivi emotivi e cognitivi del lettore.

Perché rileggere un romanzo richiede meno sforzo mentale rispetto a una nuova lettura?

Rileggere richiede meno sforzo mentale perché il cervello ha già elaborato il modello della storia, la geografia del mondo narrativo e l'identità dei personaggi. La psicologia definisce questa facilità fluenza di elaborazione, un fenomeno descritto da Rolf Reber in cui la mente scorre liberamente nel testo anziché dover costruire ogni elemento narrativo da zero.

In che modo rileggere un libro si differenzia dal ricevere uno spoiler?

La differenza principale risiede nel fatto che chi affronta una rilettura possiede già sia la trama completa sia il vissuto emotivo della storia. Lo spoiler, al contrario, colpisce chi non conosce il testo, rischiando di rovinare la sorpresa, mentre il lettore che torna su un'opera nota cerca proprio la familiarità di quell'esperienza.

Come si spiega la tensione in un thriller se si conosce già il finale?

La tensione persiste grazie al paradosso della suspense, noto anche come suspense anomala elaborata dallo psicologo Richard Gerrig. Durante la rilettura, la mente non attiva costantemente tutte le informazioni memorizzate, lasciando in ombra alcuni snodi della trama e portando il lettore a rivivere l'attesa emotiva o a sperare in sviluppi narrativi differenti.

Perché dimenticare i dettagli della trama rende piacevole rileggere un libro?

Dimenticare i dettagli precisi consente alla mente di provare ancora piccole sorprese, pur mantenendo chiaro il senso generale della narrazione. Il cervello umano tende a conservare il significato complessivo della storia lasciando sfumare i particolari minimi, una dinamica naturale che permette al lettore di riassaporare sfumature e indizi dimenticati nel tempo.

Quali benefici emotivi offre tornare su un libro letto in passato?

Rileggere un testo amato stimola la nostalgia, rafforza la continuità con il proprio passato e aumenta il senso di connessione sociale. Secondo uno studio di Margaret Kneuer, Jeffrey Green ed Athena Cairo, immergersi in un romanzo già apprezzato offre anche una rassicurante sicurezza emotiva, poiché il lettore sa in anticipo che la storia supererà i momenti dolorosi.

Per quale motivo si notano nuovi particolari quando si rilegge un'opera?

Nuovi dettagli emergono perché l'attenzione del lettore non è più assorbita dalla curiosità per la trama, ma si sposta sulla struttura, sullo stile e sui personaggi secondari. Inoltre, nel corso del tempo il lettore stesso cambia, affrontando la narrazione con una diversa maturità emotiva e cogliendo significati che prima non poteva comprendere appieno.

Prova Fabulè per ritrovare il filo delle tue letture

Inizia gratis